Marco Bagatin

 

 BIOGRAFIA 

IL mio lavoro nell’arte nasce da 40 anni di artigianato nel campo della decorazione edile, avendo una spiccata passione per l’uso dell’impasto del grassello di calce e marmo. Ora nel mio progetto artistico utilizzo l’impasto e l’aggiunta di immagini in bianco e nero,  e con l’applicazione del colore per esprimere il mio pensiero, generato dal mio inconscio e dal mondo che mi circonda.

Nel 1981 all’età di 15 anni, inizio il mio  percorso lavorativo come “ragazzo di bottega” in un’ impresa artigiana di pitture e decorazioni, e dal quel periodo inizia la mia curiosità nel mondo dell’arte. 

Nel gennaio 1989 divento artigiano professionista.

Negli anni frequento corsi per migliorare le tecniche di applicazione dei vari materiali.

Istituto professionale Decoratori di Bologna, Accademia Fel e Accademia Liso di Milano sono le principali.  Tra i vari lavori eseguiti i restauri di palazzi storici e chiese

Nel 2018 vengo nominato Maestro artigiano presso l’Accademia Maestri artigiani di Ferrara.

Nel corso degli anni scopro una vera e propria passione per l’uso dell’impasto di calce e polvere di marmo che mi spinge nel 2020 ad esprimere  pubblicamente la mia arte.

Sto partecipando a vari concorsi nazionali ed internazionali

 

                       Curriculum: 

Febbraio-Aprile 2023 esposizione presso Fondazione Mazzoleni Alzano Lombardo (Bergamo)

Novembre 2022 Inserimento presso Archivio Monografico Arte Italiana (arteitaliana.org)

Ottobre-Novembre 2022 esposizione presso Museo Benetton Palazzo Bomben  Fondazione Benetton (Treviso)

Settembre-Ottobre 2022 esposizione presso Charming Santa Fosca (Venezia)

Luglio 2022 Selezionato per l’ esposizione presso Palazzo Fani a Tuscania (Viterbo)

Giugno 2022 esposizione presso Biennale d’arte di Cremona (Italia)

Febbraio 2022 esposizione presso Gabetti arte (Cremona) Italia

Novembre 2021 esposizione presso Villa Giusti Suman del giardino  Zugliano  (Vicenza) Italia

Novembre 2021 premio internazionale Michelangelo Buonarroti (Diploma d’onore con menzione d’encomio) LUCCA (Italia)

Novembre2021 esposizione presso Arte Padova

Ottobre 2021 esposizione presso Venice Art Gallery (Venezia) Italia

Settembre2021 esposizione presso palazzo Toaldi Capra Schio(Vicenza)Italia

Luglio 2021 esposizione presso complesso Palladiano di villa Caldogno-bunker(Vicenza)Italia

 luglio 2021 esposizione presso galleria d’arte DEM Mestre (Venezia)

 giugno 2021 esposizione presso galleria Art Time di Udine 

 Maggio 2021 esposizione presso villa cavarzerani Gaiarine (Treviso)

Premio speciale Mellow Art Award su oltre 13000 candidature da tutto il mondo

Ottobre 2020 esposizione di un mio quadro in forma digitale EMIRATES ART CONNECTION  a DUBAI 

 Accesso alle fasi finali premio internazionale  Raffaello Sanzio Roma settembre 2020

  Settembre 2020 video esposizione presso Palazzo Ximènes- Panciatichi premio internazionale Leonardo da Vinci a Firenze

Ottobre 2020 inserimento di alcune mie opere, e ritiro premio per meriti artistici presso archivio storico del centro accademico Maison d’art Padova   

 Ottobre 2020 pubblicazione su  “ART now ” periodico d’arte:                                           

 

 

Volevo spiegare il materiale che uso e la sua storia: 

 

Con il termine “stucco” si intendeva ancora l’impasto “classico”, a base prevalentemente di calce e polvere di marmo o travertino, utilizzato sia per realizzare «incrostazioni» a similitudine del marmo sia per modellare le varie componenti architettoniche (cornici, paraste, capitelli, mensole, cassettoni per soffitti ed altro).

Sarà fra il Seicento ed il Settecento, nel periodo barocco e rococò, che si affermerà, in Europa e in Italia, l’uso dello stucco a base prevalentemente di gesso come materiale fondamentale per la realizzazione di complesse decorazioni plastiche. E’ proprio in quel periodo che la tecnica dello stucco sembra trovare, per mano di vere e proprie dinastie di artisti‑stuccatori, le variazioni tecniche più interessanti. Questi insuperati Mastri, attivi soprattutto nell’Italia del nord, tramandarono tra loro alcuni “segreti” e numerosi accorgimenti tecnici, di cui rimane solo qualche debole riferimento nei manuali dell’epoca. Le origini dello stucco risalgono a più di cinquemila anni fa. … Ritroviamo testimonianze di stucco antico anche nella popolazione dei Cretesi (3000 a.C). Si tratta di uno stucco composto da carbonati di calcio e di magnesio impastati con calce spenta con il quale si realizzavano rilievi dipinti poi con vivaci colori.

 

DICONO DI ME I CRITICI D’ARTE: 

La condizione umana rappresentata dall’artista Marco Bagatin racchiude generazioni diverse, la figura solitaria è circondata da una colorazione cupa o vivace e da forme astratte, il colore diventa espressione informale diventando luogo di pace e di desolazione. La sagoma della figura è ben rappresentata nella sua essenzialità, il contorno è ben delineato e arricchito da diverse ombre e luminosità, l’opera non presenta alcuna decorazione, la figura sembra compiere un viaggio alla ricerca di risposte o alla ricerca di una libertà. L’opera è ben bilanciata nella struttura compositiva, è intrisa di un’umanità che ricerca la condizione dell’esistenza.
La superficie pittorica possiede un valore estetico che rimanda ai tempi del passato, numerose sono le ispirazioni artistiche, culturali, musicali, sociali che conducono l’artista a realizzare queste opere elaborate con maestria anche nella ricerca tra pieni e vuoti stabilita attraverso un rapporto che sconfina l’ambiente tecnico. Le figure erranti sono lo spettro della nostra anima che ci conducono ad esplorare i pensieri più profondi, la colorazione scelta sembra determinare un legame tra arti visive e musicali del passato fino ai tempi attuali. 
La relazione tra immagine e sfondo è molto forte, è la base del processo creativo di Marco Bagatin che si sviluppa, in funzione al concetto di richiamare l’arcano, verso una scelta creativa contraddistinta in tutta l’opera dell’artista. La ricerca delle immagini è indice di riflessione, di una filosofia del vivere, la pittura è il mezzo con cui l’artista mette in ordine il caos di un mondo in continua evoluzione e sempre più tecnologico. Un’esistenza che tiene conto della natura e di una ricerca interiore profonda.
La ripetitività del soggetto nelle opere di Bagatin sembra voler essere un messaggio per rendere tutti uguali dinanzi alla visione del mondo, la figura assume una forte carica simbolica ed è su questo concetto che bisogna soffermarsi. All’artista non interessa l’immagine visiva, principalmente è la ricerca interiore la sua tematica d’ispirazione, una ricerca che lo conduce a ripetere lo stesso soggetto se pur contornato da una colorazione sempre nuova e diversa. Ogni opera presenta una sua autonomia, anche se osservando tutte insieme le opere, il fruitore riesce a trovare una sorta di evoluzione interiore che passa da una tela all’altra, dove il comune denominatore è l’espressività inconscia.

La materia pittorica è strumento elegante nella sua composizione, la tematica diventa argomentazione discussa, soggettiva e malinconica.

 

Archivio Monografico dell’Arte Italiana 
 
 
 
Marco Bagatin, immagine dell’opera in mostra e testo presente nel catalogo della Mostra Collettiva Internazionale
“La Follia della Ragione”,
tenutasi dal 16 al 30 Ottobre presso la VENICE ART GALLERY, Calle del Tragheto 2799, Dorsoduro, Venezia (fra Campo San Barnaba e l’approdo del traghetto a Ca’ Rezzonico).
Progetto e realizzazione grafica Steve Magnani
Elementi portanti dell’arte pittorica di Marco Bagatin appaiono essere la materia e il silenzio, quello spazio che si origina da un apporto di sostanza e che definisce un’ambiente apparentemente circoscritto alla dimensione del quadro, ma i cui confini, idealmente e mentalmente si estendono illimitatamente oltre la superficie dipinta. Ciò fa assumere a queste pitture un aspetto apparentemente scabro e desolato, come desertico, che non sappiamo definire se reale o fantastico, immaginifico, uno spazio dell’inconscio da cui affiora un ricordo, un monito, un presentimento.
I presupposti di quest’arte sono informali, ma il concetto diviene surreale e metafisico nell’atto in cui le paste terrose si stendono e si stratificano sulla superficie dell’opera, dense eppure levigate, compatte e dell’impressione di leggerezza, producendo dubbi, facendo emergere interrogativi irrisolti, con intuizioni figurative di magrittiana memoria. Quasi a voler suggerire un monito, un sommesso incitamento, che è quello di non soffermarsi ad osservare passivamente la superficie delle cose, ma andare a fondo, porsi delle domende, che è poi il presupposto stesso per l’indefinita possibile conoscenza, di sé e del mondo.
Concrete eppure delicate, queste pitture sono arricchite e rese accattivanti dall’abilità di decoratore di Marco Bagatin, che riesce a infondere al gesso grezzo l’aspetto e l’apparenza del marmo e della pietra, la qual cosa sposta l’immaginazione su plausibili scenari desertici o astronomici, venature di orografie e creste montuose, increspature marine che comunque palesano movimento, vita, metamorfismo. Poiché ogni cosa esistente, sia essa organica o inorganica, ha una sua genesi, una sua evoluzione e una fine, e anche la figura umana che campeggia immancabile al centro delle composizioni ci avverte che la nostra specie, che usualmente consideriamo permanente e imperitura nel nostro esistere al momento presente, è anch’essa aggregazione di atomi, e perciò mutevole nel suo stato.
L’impressione è quella di un avvertimento muto, di cui però l’autore non ci rivela né l’origine né il fine: è il suo linguaggio, ciò che per lui ha intima significanza e da cui si è evoluto il suo stile e il suo segno, ed è assolutamente equo che rimanga tale, un’evocazione a cui siamo sollecitati a rispondere non con le nostre facoltà razionali, ma con la nostra sensibilità più profonda. Esiste perciò un’eco romanitica compresente con le altre suggestioni, in queste opere, dotate della capacità quasi esoterica, di abbinare mondi: quello umano a quello oltremondano, forse ultraterreno, richiamante dimensioni al di là della ragione, con cui tuttavia imprescindibilmente sussiste un legame sottile, un collegamento che tutto innerva, similmente alle ramificazioni che percorrono il ductus del dipinto.
I colori sono neutri, la tavolozza è pacata, dai toni sommessi, come a voler incitare la nostra attenzione a trovare riparo dal “rumore” del quotidiano e soffermarsi a cercare riposo lì dove la radice di ogni esperienza ottiene la sua ineffabile soluzione.
Le due opere esposte, “Destino 11” e “Il silenzio 05” sintetizzano il modo e la poetica dell’artista, ponendo in primo piano queste sagome evanescenti, emergenti da abissi fisici o immateriali, intimandoci il silenzio. Perché talvolta, o comunque a riguardo delle esperienze più determinanti della nostra vita o oltre quella, il silenzio è dovuto, auspicabile, ineludibile, ad evitare qualsivoglia orpello innaturale e non necessario.

Prof. Giorgio Grasso critico d’arte                                                                                                                                                               

 “E’ nel senso scenografico dell’arte astratta che si  palesa la vera qualità artistica nelle immagini di onirica creatività e nell’incantata apparenza della figura umana, dove la visione è sollecitata da un cromatismo indefinito ed aereo nelle trame informali per aprirsi all’immaginario dell’inconscio collettivo con un singolare simbolismo espressivo, mentre liriche lontananze e magiche riflessioni segrete svelano un’imprevista ed idealistica spazialità per un nuovo filone d’arte.”

Dott.ssa Carla d’Aquino Mineo, critica d’arte. 

Quella di Marco Bagatin è una pittura che presenta le mappe di un personaggio interiore, un atlante dissecato, riarso con mappali di terre scabre, deserte, con strane improvvise e diffuse luminescenze, quasi nebbie crepuscolari rischiarate dall’interno da luci segrete, con l’esplosione di cretti prodotti da un arsura non meno interiore, non meno sotterranea in un continuo rimandare tra superficie del visibile, dell’apparenza e un sottosuolo che si intuisce, che preme, che forza, pronto ad esplodere, ad eruttare, le cui gallerie, i cui cunicoli, le cui vie nascoste non si possono che intuire o meglio che presagire. Le vere vie, i fiumi come arterie e vene, le correnti sono al di sotto di questa crosta che è anche però pelle martoriata, ustionata, ulcerata, scorza butterata, graffiata, rinsecchita quasi corteccia scarnificata.                                                                                                            Dott Antonio Castellana,  critico d’arte 

 

 

 

 

 

 

BIOGRAPHY 

 My work in art comes from 40 years of craftsmanship in the field of building decoration, having a strong passion for the use of lime and marble putty mixture. Now in my artistic project I use impasto and the addition of black and white images,  and with the application of color to express my thoughts, generated by my unconscious and by the world around me.

In 1981 at the age of 15, I began my career as a “shop boy” in an artisan company of paintings and decorations, and from that period my curiosity in the world of art began.

In January 1989 I became a professional craftsman.

Over the years I have attended courses to improve the application techniques of various materials.

Professional Institute of Decorators of Bologna, Accademia Fel and Accademia Liso in Milan are the main ones.  Among the various works, the restoration of historic buildings and churches

In 2018 I was appointed Master Craftsman at the Academy of Master Craftsmen of Ferrara.

Over the years I have discovered a real passion for the use of the mixture of lime and marble powder that pushes me in 2020 to publicly express my art.

I am participating in various national and international competitions

 

Curriculum : 

  February-April 2023 exhibition at the Mazzoleni foundation Alzano Lombardo  (Bergamo)

 November 2022 Inclusion in the Monographic Archive of Italian Art (arteitaliana.org)

October-November 2022 exhibition at the Benetton Museum Palazzo Bomben Benetton Foundation (Treviso) ITALY

 

 September-October 2022 exhibition at Charming Santa Fosca (Venice) ITALY

July 2022 Selected for Exhibition at Palazzo Fani in Tuscania (Viterbo) ITALY

 

June 2022 exhibition at the Cremona Art Biennale (Italy)

February 2022 exhibition at Gabetti arte (Cremona) Italy

November 2021 exhibition at Villa Giusti Suman in the Zugliano garden (Vicenza) Italy

November 2021 Michelangelo Buonarroti international prize (Diploma of honor with mention of commendation) LUCCA (Italy)

November 2021 exhibition at Arte Padova ITALY

October 2021 exhibition at Venice Art Gallery (Venice) Italy

                                                                   September 2021 exhibition at Palazzo Toaldi Capra Schio (Vicenza) Italy

 

                  July 2021 exhibition at the Palladian complex of villa Caldogno-bunker (Vicenza) Italy                                                                  

  July 2021 exhibition at DEM Mestre art gallery (Venice) ITALY

 2021 exhibition at the Art Time gallery in Udine (Italy)

 May 2021 exhibition at villa cavarzerani Gaiarine (Treviso)Italy

October 2020 exhibition of one of my paintings in digital form EMIRATES ART CONNECTION in DUBAI

Access to the Raffaello Sanzio prize finals Rome September 2020

 September 2020 video exhibition at Palazzo Ximènes- Panciatichi in Florence ITALY

October 2020 inclusion of some of my works, and collection of the award for artistic merit in the historical archive of the academic center Maison d’art Padova ITALY

1st place Pablo Picasso prize at Maison d’art Padova October 2020

 

 

 

I wanted to explain the material I use and history                       

The term “stucco” still meant the “classic” mixture, mainly based on lime and marble or travertine powder, used both to create “incrustations” similar to marble and to model the various architectural components (cornices, pilasters , capitals, shelves, chests of drawers for ceilings and more).

It will be between the seventeenth and eighteenth centuries, in the Baroque and Rococo period, that the use of stucco based mainly on gypsum as a fundamental material for the creation of complex plastic decorations will be established in Europe and Italy. It is precisely in that period that the stucco technique seems to find the most interesting technical variations at the hands of real dynasties of artists-stucco workers. These unsurpassed Masters, mainly active in northern Italy, handed down among them some “secrets” and numerous technical devices, of which only a few weak references remain in the manuals of the time.The origins of the stucco date back to more than five thousand years ago. … We find evidence of ancient stucco also in the Cretan population (3000 BC). It is a stucco composed of calcium and magnesium carbonates mixed with slaked lime with which reliefs were then painted with bright colors.

 

 

 ART CRITICS SAY ABOUT ME  

 

The human condition represented by the artist Marco Bagatin encompasses different generations, the solitary figure is surrounded by a dark or lively color and by abstract shapes, the color becomes an informal expression becoming a place of peace and desolation. The silhouette of the figure is well represented in its essentiality, the contour is well defined and enriched by different shadows and brightness, the work has no decoration, the figure seems to be on a journey in search of answers or in search of freedom. The work is well balanced in the compositional structure, it is imbued with a humanity that seeks the condition of existence.
The pictorial surface has an aesthetic value that refers to the times of the past, there are numerous artistic, cultural, musical, social inspirations that lead the artist to create these works elaborated with mastery also in the research between solids and voids established through a relationship that borders the technical environment. The wandering figures are the spectrum of our soul that lead us to explore the deepest thoughts, the chosen color seems to determine a link between visual and musical arts of the past up to the present times.
The relationship between image and background is very strong, it is the basis of Marco Bagatin’s creative process which develops, according to the concept of recalling the arcane, towards a creative choice distinguished in all the artist’s work. The search for images is an indication of reflection, of a philosophy of living, painting is the means by which the artist puts the chaos of an ever-changing and increasingly technological world in order. An existence that takes into account nature and a deep inner search.
The repetitiveness of the subject in Bagatin’s works seems to want to be a message to make everyone equal in front of the vision of the world, the figure takes on a strong symbolic charge and it is on this concept that we must dwell. The artist is not interested in the visual image, mainly the inner research is his theme of inspiration, a research that leads him to repeat the same subject albeit surrounded by an ever new and different colour. Each work has its own autonomy, even if by observing all the works together, the viewer manages to find a sort of inner evolution that passes from one canvas to another, where the common denominator is unconscious expressiveness.
The pictorial material is an elegant tool in its composition, the theme becomes a discussed, subjective and melancholic argument.

Monographic Archive of Italian Art 

 

On a wooden table I wanted to create a fake marble, and the image of a man who tries to get out of the matter and says to be silent, especially in this historical period where the planet should speak less and do more. The material used is lime with a spatula, while the image was made in ink by transfer, setting it between the processes. Everything was polished with a hot iron and a protective coat as the final coat. To the touch it seems to touch a marble without any overlap. At first glance, observing the work is not a clear image, however, by carefully lingering and concentrating, you understand the image that I want to represent, creating an explosive emotion in me, with the aim that it is also for those who observe it. As long as I am inspired, the image will always be the same, while the colors will change every time, to make my paintings unique and unrepeatable.

 

“It is in the scenographic sense of abstract art that the true artistic quality is revealed in the images of dreamlike creativity and in the enchanted appearance of the human figure, where the vision is stimulated by an indefinite and aerial chromatism in the informal plots to open up to the imaginary of the collective unconscious with a singular expressive symbolism, while lyrical distances and magical secret reflections reveal an unexpected and idealistic spatiality for a new line of art. “

Dr. Carla d’Acquino Mineo, art critic.  

 

 

 That of Marco Bagatin is a painting that presents the maps of an interior character, a dissected atlas, parched with maps of rough, deserted lands, with strange sudden and diffuse luminescences, almost crepuscular mists illuminated from within by secret lights, with the explosion of cracks produced by a heat no less interior, no less underground in a continuous return between the surface of the visible, the appearance and a subsoil that can be sensed, which presses, what strength, ready to explode, to erupt, whose tunnels, whose tunnels, whose hidden streets one can only guess or better than predict. The real streets, the rivers like arteries and veins, the currents are underneath this crust which is also, however, battered, burned, ulcerated skin, pockmarked, scratched, withered rind almost stripped bark.                                                                                                             Dr Antonio Castellana, art critic

Marco Bagatin, image of the work on display and text in the catalog of the International Collective Exhibition
“The Madness of Reason”,
held from 16 to 30 October at the VENICE ART GALLERY, Calle del Tragheto 2799, Dorsoduro, Venice (between Campo San Barnaba and the ferry landing in Ca ‘Rezzonico).
Steve Magnani graphic design and realization
The main elements of Marco Bagatin’s pictorial art appear to be matter and silence, that space that originates from a contribution of substance and that defines an environment apparently limited to the size of the painting, but whose borders, ideally and mentally extend unlimited beyond the painted surface. This makes these paintings take on an apparently rough and desolate aspect, like desert, which we cannot define as real or fantastic, imaginative, a space of the unconscious from which a memory, a warning, a presentiment emerges.
The assumptions of this art are informal, but the concept becomes surreal and metaphysical in the act in which the earthy pastes are spread and stratified on the surface of the work, dense yet smooth, compact and with the impression of lightness, producing doubts, making unresolved questions emerge, with figurative intuitions of Magrittian memory. As if to suggest a warning, a subdued incitement, which is not to stop and passively observe the surface of things, but to go to the bottom, ask oneself some questions, which is then the very prerequisite for the indefinite possible knowledge of oneself and of the world.
Concrete yet delicate, these paintings are enriched and made captivating by Marco Bagatin’s skill as a decorator, who manages to infuse the rough plaster with the appearance and appearance of marble and stone, which moves the imagination to plausible scenarios. desert or astronomical, veins of orographies and mountain ridges, marine ripples that in any case reveal movement, life, metamorphism. Since every existing thing, be it organic or inorganic, has its own genesis, its evolution and its end, and also the human figure that inevitably stands at the center of the compositions warns us that our species, which we usually consider permanent and imperishable in our existing in the present moment is also an aggregation of atoms, and therefore changing in its state.
The impression is that of a mute warning, of which however the author reveals neither the origin nor the end: it is his language, what has intimate significance for him and from which his style and its sign, and it is absolutely fair that it remain so, an evocation to which we are urged to respond not with our rational faculties, but with our deepest sensitivity. There is therefore a Romanesque echo coexistent with the other suggestions in these works, endowed with the almost esoteric ability to combine worlds: the human one with the otherworldly one, perhaps otherworldly, recalling dimensions beyond reason, with which, however, there is an unavoidable link subtle, a connection that innervates everything, similarly to the ramifications that run through the ductus of the painting.
The colors are neutral, the palette is calm, with subdued tones, as if to encourage our attention to find shelter from the “noise” of everyday life and to stop and seek rest where the root of every experience obtains its ineffable solution.
The two works on display, “Destiny 11” and “Silence 05” summarize the way and the poetics of the artist, placing these evanescent silhouettes, emerging from physical or immaterial abysses, in the foreground, intimating silence. Because sometimes, or in any case with regard to the most decisive experiences of our life or beyond that, silence is due, desirable, unavoidable, to avoid any unnatural and unnecessary tinsel.
Prof. Giorgio Grasso art critic

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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